di Giorgio De Biasi
La morte dello straniero Abderrahim Mansouri avvenuta nel boschetto che si estende in zona Rogoredo nella periferia sud di Milano, e che tutti i milanesi conoscono come «discount dell’eroina», ha suscitato l’interesse della cittadinanza e dei media atteso il coinvolgimento di un Agente della Polizia di Stato nell’azione che ha determinato l’evento.
Si trattava di un’azione tesa a identificare e arrestare quelle persone che forniscono droga ai piccoli “pusher” che la spacciano nel dettaglio. In buona sostanza è possibile affermare che l’Agente della Polizia di Stato era impegnato a svolgere un’operazione finalizzata ad isolare il più alto livello di criminalità operante nello scenario della droga milanese. Operazione sicuramente pericolosa stante l’elevata pericolosità dei soggetti che, nel boschetto e nei suoi pressi, governano il livello del rifornimento della droga al mercato spicciolo.
La morte di Mansouri, attinto alla testa da una pallottola esplosa dalla pistola dell’Agente, è stata oggetto di attenzione, per giusta norma vigente, della competente AG che ha proceduto ad indagare il poliziotto per: «Omicidio volontario» ai sensi dell’art. 575 del Codice penale italiano.
Fermo restando la piena condivisibilità della presa di posizione dei Sindacati di Polizia, primo fra tutti il Sindacato Autonomo di Polizia, che esprimono solidarietà al collega indagato nonché con le dichiarazioni del Ministro Piantedosi quando afferma «Non ci siano presunti colpevoli» appare opportuno rappresentare agli inquirenti che l’imputazione «OMICIDIO VOLONTARIO» non può essere applicata all’Agente della Polizia di Stato.
Anche coloro che non frequentano la PG ed il Codice penale ben sanno che il citato art. 575 disciplina l’omicidio volontario nella sua forma “base”: ovvero uccidere intenzionalmente una persona.
Partendo da qui è giusto riconoscere che l’elemento soggettivo per la configurazione del reato è il “DOLO” ovvero la volontà cosciente di uccidere.
Orbene, nella vicenda de quo non esiste alcuna volontà di uccidere, né alcuna premeditazione.
È invece sorta la necessità di difendere la propria ed altrui vita, messa in evidente pericolo da un individuo armato con una pistola puntata contro gli Agenti operanti.
Pistola modificata che nessuno, neppure il più esperto armaiolo poteva riconoscere nel buio della sera, come perfetta copia della pistola «Beretta 92».
Di fronte a tale immediata minaccia l’Agente della Polizia di Stato aveva l’obbligo di procedere ad azioni capaci di eliminare il pericolo per sé e per gli altri.
Come cittadino pensionato, già appartenente alla Polizia di Stato, esprimo la mia solidarietà al “collega” e mi auguro che l’A.G. procedente possa derubricare l’omicidio volontario e riconoscere la «LEGITTIMA DIFESA».






